Supply Chain Finance: liquidità lungo la filiera, non solo al centro (copia)
Il "Supply Chain Finance" viene spesso associato alle grandi aziende e ai loro fornitori strategici. Ma la stessa logica — anticipare liquidità sui crediti generati all'interno di un rapporto commerciale — è sempre più rilevante per la rete più ampia di PMI che compone le filiere industriali e agroalimentari italiane.
Il meccanismo, nel suo principio, è semplice: un fornitore detiene un credito verso un committente più grande e tipicamente più solido dal punto di vista creditizio (la "anchor company"). Invece di attendere la scadenza contrattuale — spesso 60, 90 o anche 120 giorni — il fornitore può ottenere liquidità anticipata cedendo quel credito a un soggetto finanziatore, a un costo che riflette il merito di credito del committente e non quello del fornitore stesso. Questo è il valore centrale dello strumento: il costo del finanziamento è ancorato al soggetto più solido della filiera, non al più debole.
Per le filiere caratterizzate da termini di pagamento lunghi e stagionalità strutturale — come spesso accade nel settore agroalimentare — questa dinamica può alleggerire in modo significativo la pressione sul capitale circolante su più livelli della catena contemporaneamente, invece di affrontare i fabbisogni di liquidità caso per caso. Se strutturati correttamente, i programmi di Supply Chain Finance possono essere scalati per coprire decine di fornitori sotto un unico schema, con documentazione standardizzata e onboarding centralizzato.
Dal punto di vista strutturale, questi programmi possono assumere diverse forme giuridiche — factoring, cessione di crediti, o, nei casi più sofisticati, veicoli di cartolarizzazione ai sensi della Legge 130/1999 che aggregano crediti provenienti da più fornitori della stessa filiera. La scelta della struttura dipende dal numero di fornitori coinvolti, dal grado di diversificazione dei crediti sottostanti e dalla disponibilità del committente a supportare formalmente il programma (ad esempio tramite conferme di pagamento o impegni di pagamento irrevocabili).
Per le anchor company, i benefici vanno oltre la semplice goodwill verso i fornitori: un programma di Supply Chain Finance ben strutturato può rafforzare la resilienza dei fornitori strategici, ridurre il rischio di interruzioni più a monte nella filiera e, in alcune strutture, contribuire a migliorare gli indicatori di capitale circolante del committente stesso.
Con le filiere italiane sempre più chiamate a coniugare competitività e stabilità finanziaria, il Supply Chain Finance è destinato a evolvere da strumento di nicchia riservato ai grandi gruppi industriali a soluzione più ampiamente accessibile — a condizione che venga strutturato con le competenze legali e finanziarie adeguate. Questo è un ambito in cui TEDA è ben posizionata per agire come arranger e advisor, forte della propria esperienza consolidata e di un'estesa rete finanziaria e legale.